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Amazon e il brevetto 1-Click: perché ridurre l'attrito nel checkout conta più di uno sconto

Il brevetto 1-Click di Amazon è scaduto nel 2017, ma la lezione resta: ogni passaggio in più nel checkout fa perdere clienti. Cosa dicono i dati di Baymard Institute e come applicarli al tuo e-commerce.

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In una riga: Non serve essere Amazon per semplificare il checkout: costi chiari fin da subito, acquisto come ospite, pochi campi e pagamenti rapidi risolvono gran parte dei motivi per cui i clienti abbandonano il carrello.

Il pulsante 1-Click di Amazon permette di comprare con un solo clic usando indirizzo e metodo di pagamento già salvati. Amazon lo ha brevettato nel 1999 e il brevetto è scaduto nel 2017. La lezione vale anche per un piccolo e-commerce: le ricerche di Baymard Institute mostrano che costi imprevisti e checkout complicati sono tra le principali cause di abbandono.

La storia del brevetto

Il brevetto statunitense US 5,960,411, intitolato "Method and system for placing a purchase order via a communications network", è stato depositato nel settembre 1997 e concesso il 28 settembre 1999. Tra gli inventori compare Jeff Bezos. Descrive un sistema in cui il cliente, dopo aver salvato una volta dati di spedizione e pagamento, completa l'ordine con una sola azione, senza passare dal carrello.

Per quasi vent'anni quel brevetto ha fatto discutere. Come ricostruisce GeekWire nel giorno della scadenza, nel settembre 2017, Amazon fece causa a Barnes & Noble nel 1999 per un sistema simile, mentre Apple scelse di ottenere la licenza nel 2000 per usare l'acquisto con un clic sul proprio negozio online. Dopo la scadenza chiunque può implementare un meccanismo analogo.

Una versione precedente di questo articolo riportava un valore del brevetto e un aumento delle conversioni del 5% attribuito all'1-Click: non abbiamo trovato fonti verificabili per quei numeri e li abbiamo rimossi.

Perché funziona: l'attrito

Il punto non è il singolo clic in sé, ma l'eliminazione di tutto ciò che separa la decisione di comprare dall'ordine completato. Ogni campo da compilare, ogni pagina da caricare, ogni costo che compare all'ultimo momento è un'occasione per ripensarci o per distrarsi.

Su smartphone l'effetto è amplificato. Digitare un indirizzo completo o i dati di una carta con il pollice, magari in piedi sull'autobus, è molto più faticoso che su un computer, e una notifica o una telefonata bastano a interrompere l'acquisto. Per questo le soluzioni che evitano di digitare (dati salvati, compilazione automatica, portafogli digitali) contano soprattutto su mobile, che per molti negozi è ormai il canale principale.

Cosa dicono i dati sull'abbandono del carrello

Baymard Institute, che da anni studia l'usabilità dei checkout, calcola un tasso medio di abbandono del carrello del 70,22%, come media di 50 studi diversi. Molti abbandoni sono fisiologici (chi sta solo guardando), ma tra gli utenti che hanno abbandonato durante il checkout i motivi più citati sono:

  • 40%: costi extra troppo alti (spedizione, tasse, commissioni);
  • 20%: consegna troppo lenta;
  • 19%: poca fiducia nel sito per inserire i dati della carta;
  • 18%: il sito chiedeva di creare un account;
  • 17%: checkout troppo lungo o complicato;
  • 12%: impossibile vedere o calcolare subito il costo totale dell'ordine.

Baymard nota anche che il checkout medio mostra 23,48 elementi di modulo, mentre un checkout ben progettato può limitarsi a 12–14 elementi (7–8 campi veri e propri). Buona parte di questi problemi non richiede tecnologie da colosso, ma scelte di progettazione. La ricerca di Baymard sull'usabilità di carrello e checkout si basa su migliaia di sessioni di test con utenti reali e sull'analisi dei principali e-commerce.

L'1-Click "per tutti": i pagamenti rapidi

Oggi l'equivalente dell'1-Click è alla portata di qualsiasi negozio online. I portafogli digitali come Apple Pay, Google Pay o PayPal salvano dati di pagamento e spesso l'indirizzo: il cliente conferma con l'impronta o il volto invece di digitare sedici cifre. Piattaforme come Shopify e WooCommerce li integrano tramite i principali gateway di pagamento. Nell'Unione europea molti pagamenti online richiedono l'autenticazione forte del cliente: i wallet la gestiscono in modo più fluido rispetto a un codice via SMS.

Gli errori più comuni nei piccoli e-commerce italiani

Analizzando negozi online di piccole dimensioni capita spesso di trovare gli stessi problemi, tutti evitabili:

  • Spese di spedizione scoperte solo al checkout. Il cliente ha scelto il prodotto pensando a un prezzo e se ne trova davanti un altro.
  • Registrazione obbligatoria per un primo acquisto da 25 euro.
  • Codice fiscale o partita IVA obbligatori per tutti, anche per chi non chiede la fattura: basta un'opzione "Richiedi fattura" che mostri quei campi solo quando servono.
  • Moduli che si svuotano in caso di errore, costringendo a riscrivere tutto.
  • Tastiere sbagliate su mobile: il campo del telefono che apre la tastiera alfabetica, il CAP che non accetta lo zero iniziale.
  • Politica di reso nascosta in un PDF o in fondo alle condizioni di vendita.

Nessuno di questi problemi richiede investimenti importanti per essere risolto, ma ognuno pesa sulle vendite ogni giorno.

Cosa puoi fare tu (anche senza essere Amazon)

  1. Mostra i costi totali presto. Spedizione e soglia per la spedizione gratuita già in scheda prodotto o nel carrello, non all'ultimo passaggio. È il primo motivo di abbandono.
  2. Permetti l'acquisto come ospite. Proponi la creazione dell'account dopo l'ordine, con i dati già compilati.
  3. Taglia i campi. Un solo campo per il nome, niente "conferma email" se non serve, indirizzo di fatturazione uguale a quello di spedizione come impostazione predefinita.
  4. Attiva i pagamenti rapidi (Apple Pay, Google Pay, PayPal) e mostrali in alto nel checkout.
  5. Rassicura dove serve. Loghi dei metodi di pagamento, politica di reso chiara e raggiungibile, contatti visibili: la fiducia pesa per quasi un utente su cinque.
  6. Prova il tuo checkout dal telefono con una connessione lenta, come farebbe un cliente in viaggio. Ogni intoppo che trovi tu lo trova anche lui.
  7. Misura dove si perdono gli utenti. Con gli eventi di checkout in Google Analytics vedi a quale passaggio abbandonano, e sai dove intervenire.

Se il tuo negozio online ha già traffico ma poche vendite, spesso il problema non è il marketing ma il percorso d'acquisto. È il tipo di intervento che affrontiamo quando progettiamo un e-commerce o rivediamo un sito esistente con un restyling.

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